15 gennaio – 2^ domenica del T.O.

Giovanni la voce, Gesu’ la parola

Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: «Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo! Questi è colui del quale dicevo: “Dopo di me viene un uomo che mi ha preceduto, perché egli era prima di me”. Io non lo conoscevo; ma appunto perché egli sia manifestato a Israele, io sono venuto a battezzare in acqua». Giovanni rese testimonianza, dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare con acqua, mi ha detto: “Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quello che battezza con lo Spirito Santo”. E io ho veduto e ho attestato che questi è il Figlio di Dio». (Giovanni 1, 29-34)

Dopo il famosissimo “prologo teologico” (i vv 1-18), il primo capitolo del Vangelo di Giovanni ci offre un “prologo narrativo”: il battesimo (1,19-34), la formazione del primo nucleo della comunità di discepoli (1,35-51); e al capitolo 2, vv 1-12, i primi credenti.

La “voce” e la “parola”

Giovanni il battezzatore è il testimone per eccellenza di Gesù, del Messia tanto atteso nei miti di Israele. Giovanni è la “voce” che rende presente, visibile, udibile, la “parola”, il logos… E il giorno dopo si materializza la differenza tra voce e parola: la “parola” attrae più della “voce”. Quando Giovanni indica Gesù ad alcuni discepoli, questi, sentendo cosa dice di Gesù, seguono il nuovo maestro. Poi fanno il passa-parola e comincia a prendere consistenza la prima piccola comunità intorno a Gesù.

Potenza della “parola”, ma anche della “voce”: Giovanni era un profeta conosciuto, riconosciuto e molto seguito; la sua testimonianza è assolutamente autorevole, deve essere presa sul serio. Quando dice che Gesù era prima di lui e più grande di lui (v 30) e che lui, Giovanni, è testimone della luce, nessun israelita avrebbe dovuto dubitare del fatto che Gesù fosse proprio “la luce, il messia…”, per mezzo della fede nel quale uomini e donne possono essere pieni e piene di grazia e di verità (vv 16-17). Continua a leggere

8 gennaio – Battesimo del Signore

Il battesimo di Gesù

In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». Ma Gesù gli disse: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia». Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto» (Matteo 3, 13-17).

Il battesimo di Gesù è un episodio altamente simbolico, così com’è narrato da Matteo: il suo senso va molto al di là di un fatto verosimilmente accaduto.

Il contesto

La lettura dei capitoli 3 e 4 è facile, la comprensione immediata: i fatti narrati sono lineari, semplici da capire. Ma se li consideriamo, come in realtà sono, costruzioni postume ad opera di catechisti e predicatori delle prime comunità, allora mi sembra che la ragione fondamentale da indagare sia il desiderio di mettere Gesù al centro della vicenda storica del loro mondo, attraverso, anche, una lettura simbolica, teologicamente discutibile, della figura di quell’ebreo che andava in giro a predicare cambiamento di vita (conversione) e coerenza e amore, accompagnando le parole con gesti di amore, di cura, di accoglienza… senza limiti né riserve, dopo che qualcuno (donne, soprattutto, come quella siro-fenicia delle briciole per i cagnolini) l’ha aiutato a capire che la cultura patriarcale in cui si era formato continuava a condizionarlo.

Il battesimo di Giovanni era una cosa seria. Egli era riconosciuto e seguito: accorrevano a lui non “da” Gerusalemme, ma “Gerusalemme e tutta la Giudea e tutta la regione intorno al Giordano” (3,5). Quel battesimo era il segno esteriore, quindi pubblico, quindi “politico”, della scelta personale di cambiare vita, di diventare “albero che fa buon frutto” (3,10). Anche “molti farisei e sadducei” (3,7) vanno per farsi battezzare ed offrono così a Giovanni l’occasione di esplicitare con chiarezza in che cosa consista la conversione: nel “fare un frutto degno della penitenza” (3,8). Continua a leggere

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